La proposta della ministra per le Politiche agricole Teresa Bellanova: “Regolarizziamo i 600.000 clandestini”.
La proposta della Bellanova in un suo articolo postato su Il Foglio: “Basta ipocrisia. E testa sotto la sabbia. È la mia risposta nella riflessione su quei 600.000 clandestini da regolarizzare per far ripartire l’economia italiana. Nessun insediamento informale, nessun lavoratore in nero. Non sono mai completamente invisibili lo diventano perché ci si ostina a non vederli per ricordarsene solo quando l’irreparabile costringe a prenderne atto. È anche per questo che dico che o siamo noi, la politica, chi governa, a farci carico fino in fondo delle contraddizioni che il reale ci impone sotto gli occhi, o se ne farà carico qualcun altro: la criminalità. Se non è lo Stato a garantire incroci tra regolare e domanda, offerta di lavoro, rete integrata dei servizi necessari, lo fa la criminalità. Il caporalato non è un modo alternativo di erogare servizi necessari, è mafia. E senza soluzioni legali si espongono le imprese al ricatto di chi fornisce braccia e servizi. A questo era ed è chiamata Anpal (l’Agenzia nazionale politiche attive lavoro) i cui ritardi sono evidenti e così l’incapacità di fornire risposte adeguate a un tema così complesso”.
LA NOTA DELL’UFFICIO STAMPA DI PALAZZO CHIGI RIGUARDO LA CONFERENZA STAMPA DI CONTE
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Acceso scontro M5S - PD sulla sanatoria dei migranti. Quella sulla regolarizzazione "non è una battaglia strumentale per il consenso. Queste persone non votano. Se non passa sarà un motivo di riflessione sulla mia permanenza al Governo. Non sono qui per fare tappezzeria", aveva dichiarato la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova. "Tra le persone c'è diffidenza perché per anni si è fatta passare l'idea che i diversi sono i nemici e che gli immigrati sono qui a toglierci il lavoro. Sono invece fondamentali per portare avanti alcune attività, non solo in agricoltura dove rischiamo sperperi enormi per la mancata raccolta ma anche le badanti che assistono tante persone anziane".
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Reddito di cittadinanza e Quota 100 La Bellanova: “Basta, cambiamo!”
Per quanto riguarda Reddito di cittadinanza e Quota 100 secondo la Bellanova è il momento di cambiare. "Il governo si regge sulle cose che fa utili per il Paese. Sappiamo perché è nato, quali sono le difficoltà ereditate, come abbiamo affrontato questi mesi di emergenze. È ora di avere la capacità di un respiro più lungo. La differenza è fatta dalla qualità delle proposte che si avanzano. Il governo deve cambiare passo e non devono esserci totem".
Sul reddito di cittadinanza è molto critica: "Facciamoci una domanda e diamoci una risposta: quelle risorse devono essere indirizzate in modo più proficuo. Togliamolo perché non è utile ma dannoso". Su Quota100: "Io non ho cambiato idea, il Pd evidentemente sì se non pensa più ad abolirla. Invece di ragionare per massimi sistemi domandiamoci quante persone con mestieri usuranti ne hanno usufruito".
Il ministro, nell'intervista a La Repubblica, ha toccato anche il tema della giustizia su cui l'esecutivo è spaccato, specialmente sulla prescrizione: "Ma chi può davvero pensare che le persone debbano essere considerate colpevoli a prescindere?". Ha invitato la maggioranza a "un approfondimento" poiché secondo lei "non si possono fare provvedimenti come quello dei 5 Stelle che incidono sui diritti dei cittadini". In Sicilia gli imprenditori che ha incontrato le hanno ribadito che la priorità è la presenza di "infrastrutture che li rendano competitivi a livello internazionale". Perciò Italia Viva punta sul piano Italia choc: "Ci sono 120 miliardi di euro già stanziati per infrastrutture e che devono essere spesi subito. Questo è importante. Non avere l'assillo su chi gestisce le infrastrutture".
Sulla revoca delle concessioni autostradali, nel decreto Milleproroghe resta quello che definisce esproprio proletario: "Vorrei un approccio meno approssimativo. Noto una certa aria di sufficienza verso chi vuole contribuire nel merito. I dossier si studiano e si istruiscono e non si cambiano le regole in corso d'opera. Il rischio è di rendere il Paese non più credibile". Infine ha concluso ribadendo che "quella norma sulle concessioni deve essere cambiata" e che Italia Viva presenterà "emendamenti in Parlamento".
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