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A Garbatella il potere cambia faccia: chi controlla l’era digitale?

A Garbatella il potere cambia faccia: chi controlla l’era digitale?

Il potere non ha più bisogno di mostrarsi sempre in piazza o dentro un palazzo: spesso passa da uno schermo, da una piattaforma, da un algoritmo che decide cosa vediamo e cosa resta ai margini. È questo il nodo che porta a Garbatella il confronto con Asma Mhalla, in un dibattito che riguarda la tecnologia ma, prima ancora, la democrazia.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’autrice di “Resistere ai tempi oscuri” dialogherà al Moby Dick con Amedeo Ciaccheri e Maura Gancitano sulle nuove forme di potere nell’era digitale. Un appuntamento culturale che, letto oltre la cronaca dell’evento, apre una domanda tutt’altro che teorica: quanto controllo conservano i cittadini sulle informazioni, sui dati e sugli strumenti che orientano la loro vita pubblica?

La questione non è demonizzare la tecnologia. Le piattaforme hanno ampliato l’accesso alle notizie, reso più semplice organizzarsi e dato voce a persone e comunità che un tempo faticavano a entrare nel dibattito. Ma la stessa infrastruttura può rendere opache le regole della visibilità: ciò che appare importante non dipende soltanto dal suo valore, bensì anche da sistemi automatici e interessi economici che l’utente spesso non vede.

Qui il tema del potere diventa concreto. Chi stabilisce quali contenuti circolano? Chi raccoglie i dati sulle nostre abitudini? Chi risponde quando una decisione automatizzata produce esclusione, errore o manipolazione? Non sono interrogativi riservati agli esperti: riguardano il modo in cui si forma un’opinione, si costruisce consenso e si partecipa alla vita di un quartiere come di una città.

Perché il potere digitale riguarda la vita quotidiana

Il confronto di Garbatella può essere letto come un invito a riportare la discussione dagli scenari astratti alle esperienze ordinarie. Un cittadino incontra il potere digitale quando riceve informazioni selezionate da un algoritmo, quando accetta condizioni d’uso che non ha realmente letto o quando prova a ottenere un servizio attraverso procedure sempre più automatizzate.

La conseguenza più delicata è il possibile distacco tra decisioni e responsabilità. Se una piattaforma influenza il dibattito pubblico, ma le sue regole restano difficili da comprendere, il controllo democratico rischia di arrivare dopo, quando il danno è già prodotto. La risposta non può essere soltanto tecnica: servono trasparenza, alfabetizzazione digitale e spazi civici capaci di discutere il rapporto tra innovazione, diritti e responsabilità.

Garbatella, con un incontro ospitato in un luogo di cultura e confronto come il Moby Dick, offre così una cornice significativa. La domanda non è se il digitale sia buono o cattivo. È se la società abbia ancora gli strumenti per governarlo, invece di limitarsi a subirne le regole. E soprattutto: siamo davvero cittadini consapevoli della rete o soltanto utenti molto efficienti?

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