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Battisti senza voce: all’Auditorium i classici cambiano pelle

Battisti senza voce: all’Auditorium i classici cambiano pelle

Che cosa resta di una canzone quando la voce scompare? All’Auditorium Parco della Musica di Roma la risposta passa dagli strumenti: i classici firmati da Lucio Battisti e Mogol vengono riletti senza la voce originale, lasciando a chitarra, quartetto ed ensemble d’archi il compito di riportare in primo piano melodie e arrangiamenti.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’appuntamento è previsto martedì nella Sala Petrassi, con Roberto Fabbri protagonista di un concerto costruito su una nuova veste strumentale dei brani di Battisti. Non si tratta soltanto di riproporre repertorio conosciuto, ma di cambiare il punto d’ascolto: la canzone viene privata del suo elemento più riconoscibile per mostrare la struttura che spesso resta nascosta dietro il testo e l’interpretazione.

È un’operazione che presenta una difficoltà evidente. La voce di Battisti non era un dettaglio, ma una parte decisiva dell’identità di quelle composizioni. Per questo la rilettura non può essere valutata come una semplice sostituzione: la sfida è capire se chitarra e archi riescano a restituire tensione, dinamica e carattere senza imitare ciò che non può essere replicato.

Il quartetto e l’ensemble d’archi ampliano ulteriormente il campo. La dimensione cameristica può mettere in risalto passaggi melodici, contrappunti e cambi di atmosfera, trasformando brani entrati nell’immaginario popolare in materia per un ascolto più concentrato. In questa prospettiva, Battisti non viene consegnato soltanto alla memoria, ma trattato come un autore ancora capace di generare nuove letture.

Cosa sappiamo del concerto all’Auditorium

Il concerto si terrà nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica e vedrà Roberto Fabbri alla guida di una formazione composta da chitarra, quartetto ed ensemble d’archi. Il programma è dedicato ai classici di Lucio Battisti e Mogol, ripensati in forma esclusivamente strumentale.

Il valore dell’appuntamento sta dunque nella formula: non una serata affidata alla nostalgia o alla riproduzione dell’originale, ma un confronto con la tenuta musicale delle composizioni. La domanda, alla fine, è anche quella più interessante per il pubblico: ascoltare Battisti senza la sua voce significa allontanarsi dall’originale o scoprirne finalmente l’ossatura?

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