Terra e foglie nell’acqua, bagni inutilizzabili e infiltrazioni. Alla succursale dell’istituto Lucio Lombardo Radice di Roma il problema non è più soltanto il disagio: è capire come sia possibile chiedere agli studenti di frequentare ambienti dove anche lavarsi le mani diventa un ostacolo.
Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, gli studenti hanno denunciato condizioni che definiscono difficili da sopportare. «Non possiamo nemmeno lavarci le mani», è la frase che fotografa meglio il punto: non una lamentela qualsiasi, ma la richiesta di servizi essenziali dentro una scuola.
La presenza di acqua sporca, se confermata dagli accertamenti, impone verifiche rapide sull’impianto idrico e sulla qualità dell’acqua. I bagni rotti e le infiltrazioni aggiungono un altro capitolo: quello della manutenzione ordinaria che, quando viene rimandata, finisce per trasformarsi in emergenza quotidiana.
Qui sta la contraddizione che Roma continua a trascinarsi dietro. Si parla di scuole sicure, inclusive e moderne, ma poi sono gli studenti a segnalare problemi basilari. Prima di stabilire responsabilità definitive servono controlli tecnici e risposte ufficiali. Ma proprio per questo non basta aspettare: occorre dire chi interviene, in quali tempi e con quale soluzione.
Una scuola non è soltanto un edificio dove si fanno lezioni. È un luogo frequentato ogni giorno da ragazzi, docenti e personale. Se un rubinetto non è utilizzabile o un’infiltrazione viene lasciata lì, il messaggio che passa è pesante: la cura degli spazi pubblici può attendere. Per chi li vive, invece, no.
La scuola Radice e il diritto a servizi essenziali
Il caso della succursale del Lucio Lombardo Radice va letto dentro una questione più ampia: la manutenzione delle scuole romane. Il primo passaggio dovrebbe essere una ricognizione chiara delle criticità, distinguendo tra guasti urgenti, problemi strutturali e interventi già programmati. Senza un quadro pubblico, ogni promessa rischia di restare una frase buona per l’emergenza del giorno.
Nel territorio, la priorità non è abbellire gli edifici, ma garantire acqua utilizzabile, servizi igienici funzionanti, ambienti asciutti e condizioni compatibili con la permanenza degli studenti. Se le denunce saranno confermate, servono tempi comunicati alla comunità scolastica e verifiche sul posto. La domanda è semplice, e proprio per questo scomoda: quanto deve aspettare una scuola prima che un problema ordinario venga trattato come una responsabilità istituzionale?
