ROMA Camping River, l’ordinanza della Raggi per lo sgombero dei rom

Roma Camping River, arrivato l’ultimatum di Raggi con un’ordinanza: “Via dall’area entro 48 ore
altrimenti scatterà un “allontamento coattivo” che equivale a dire che le famiglie verranno sgomberate.

ROMA Camping River – La sindaca Virginia Raggi ha intimato a uomini, donne e bambini – circa 300 – rimasti sull’area di via della Tenuta Piccirilli di lasciare la zona. L’ordinanza fa seguito alla rimozione nei giorni scorsi delle casette da parte della Polizia locale.

Il motivo? Si legge nel testo: “Salvaguardare la tutela della salute pubblica”. Oltre che “evitare il rischio di danno ambientale con inquinamento del Tevere”. 

Il Camping River doveva chiudere il 30 settembre 2017. Il contratto con la coop non poteva essere prorogato, a seguito di osservazioni dell’Anticorruzione e il bando per riaffidare i servizi è saltato.

Le misure assistenziali non sono andate a buon fine: dal buono affitto al rimpatrio assistito, le famiglie non sono così riuscite a trovare un alloggio alternativo.

I PRIMI RISULTATI

Con un post su Facebook la Raggi ha commentato così il proseguo delle operazioni:

“Abbiamo messo in campo un ampio ventaglio di possibilità per favorire il superamento del Camping River tramite un costante coinvolgimento degli abitanti.

Uno degli strumenti a disposizione delle persone risiede nel rientro volontario assistito presso il Paese di origine, collegato a un progetto di inserimento socio-lavorativo.

I nuclei familiari coinvolti firmano un dettagliato Patto di Responsabilità, che prevede il rispetto di precisi diritti e doveri.

I percorsi intrapresi nel Paese estero vengono programmati e monitorati in stretta sinergia con il Ministero degli Affari Esteri, la Questura, Prefettura di Roma e gli enti e le istituzioni degli Stati di provenienza.

Il supporto viene garantito sulla base del raggiungimento delle diverse fasi del progetto. In caso di mancato adempimento alle condizioni stabilite, il Patto si annulla.

Le prime 14 persone sono già partite per la Romania.

Le loro testimonianze indicano come il rientro su base volontaria sia uno strumento in grado di migliorare la vita di queste persone, assicurando nuove opportunità, e contribuendo efficacemente al superamento dei campi a Roma.

Le loro parole sono la rappresentazione plastica dello scollamento tra il passato dei campi, vissuto all’insegna di un’autentica ghettizzazione, e un futuro finalmente orientato al rispetto dei diritti umani e delle regole.

È inaccettabile continuare a tollerare questi luoghi che generano danni ingenti alle persone che li abitano e a coloro che vivono nelle aree limitrofe.

Continuiamo quindi ad applicare con convinzione il nostro modello, che garantisce l’inclusione tramite un rigoroso rispetto della legalità”.

 

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