La Cronaca di Roma
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Roma, da 2-0 a 3-2: a Manchester riappare l’incubo Old Trafford

Roma, da 2-0 a 3-2: a Manchester riappare l’incubo Old Trafford

La Roma aveva la partita in mano, poi ha lasciato che il Manchester United la trasformasse in un’altra notte da incubo. Dal vantaggio costruito da Soulé al 3-2 finale, la rimonta inglese racconta una squadra capace di dominare per un tempo e di smarrirsi appena la gara ha cambiato ritmo.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’avvio giallorosso era stato quello di una squadra lucida, aggressiva e padrona del campo. Soulé ha firmato il vantaggio e ha contribuito a procurarsi il rigore che aveva spinto la Roma sul 2-0, mettendo lo United davanti a una partita che sembrava già indirizzata.

Il problema, però, è stato tutto ciò che è arrivato dopo. La Roma non ha perso soltanto metri: ha perso riferimenti, tempi di uscita e soprattutto la tranquillità necessaria per gestire il risultato. Quando il Manchester ha alzato la pressione, il vantaggio si è trasformato da risorsa in zavorra.

La svolta più pesante è arrivata con l’errore di Balerdi. Il difensore argentino aveva retto l’assedio, ma un liscio ha aperto la strada al 2-2 di Cunha. In una gara di questo livello, un dettaglio può diventare una sentenza: quello è stato il momento in cui la Roma ha smesso di comandare anche mentalmente.

«Il vantaggio non basta se la partita non viene difesa con la testa», è la fotografia più dura della serata. La squadra ha continuato a cercare soluzioni, ma senza la compattezza del primo tempo. Lo United ha trovato fiducia, la Roma ha iniziato a giocare in reazione e il finale ha premiato chi ha avuto più inerzia.

Il 3-2 non è soltanto una sconfitta. È il ripetersi di uno schema che a Roma conoscono bene: una grande partenza, la sensazione di poter controllare il palcoscenico europeo e poi il crollo quando l’avversario torna a crederci. Il richiamo a Old Trafford nasce proprio da qui, dal peso psicologico di una rimonta che riapre vecchie ferite senza essere necessariamente la copia dello stesso copione.

Per la Roma il nodo è tecnico, ma anche caratteriale. La squadra ha mostrato qualità nella costruzione del vantaggio e fragilità nella gestione dell’emergenza. Quando lo United ha portato la partita sul piano dei duelli, delle seconde palle e della pressione emotiva, il piano giallorosso ha perso efficacia.

Soulé e Balerdi: i protagonisti della partita

Soulé è stato il volto della Roma brillante: decisivo nell’avvio, pericoloso nelle iniziative offensive e coinvolto nella costruzione del doppio vantaggio. La sua prestazione conferma quanto possa cambiare il peso offensivo della squadra quando trova spazio tra le linee e riesce a giocare con continuità.

Balerdi, invece, incarna la doppia faccia della serata. Prima ha resistito alla spinta del Manchester, poi l’errore che ha favorito il gol di Cunha ha cambiato l’inerzia della gara. Non è corretto trasformare un singolo episodio in una condanna personale, ma in Europa gli errori difensivi diventano spesso il punto attorno al quale ruota tutta la partita.

La domanda ora è inevitabile: questa Roma ha perso una partita soltanto, oppure ha mostrato che il problema più grande resta la gestione dei momenti difficili? Perché dominare un tempo al Manchester United può essere un segnale di crescita, ma farsi rimontare da 2-0 a 3-2 riporta il dubbio più scomodo: quanto è davvero pronta questa squadra quando il campo smette di obbedirle?

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