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Riscaldamenti a Roma, stretta sui termosifoni: 11 ore al giorno

Riscaldamenti a Roma, stretta sui termosifoni: 11 ore al giorno

A Roma il freddo arriverà con un orario preciso, e non sarà più possibile lasciare i termosifoni accesi senza limiti organizzativi. Per la stagione invernale 2026-2027 il Campidoglio ha fissato l’avvio del riscaldamento al 15 novembre, con un tetto massimo di 11 ore al giorno e temperature più basse negli edifici.

Secondo quanto riportato da Roma Repubblica, l’ordinanza firmata dal sindaco prevede lo spegnimento degli impianti l’8 aprile. La regola centrale è chiara: i termosifoni potranno funzionare “al massimo per 11 ore al giorno”, mentre il limite della temperatura scende di un grado rispetto ai parametri precedenti.

Negli edifici, comprese abitazioni, uffici e condomini, la temperatura consentita sarà di 19 gradi. Per gli immobili industriali e artigianali il limite fissato è invece di 17 gradi. Una differenza che tiene conto della destinazione degli spazi, ma che per lavoratori e imprese potrebbe tradursi in una gestione più attenta degli orari e dei consumi.

Riscaldamenti a Roma: cosa cambia dal 15 novembre

Per famiglie e condomini la prima data da segnare è il 15 novembre, quando sarà possibile avviare il riscaldamento secondo le condizioni stabilite dall’ordinanza. Il funzionamento non potrà però superare le 11 ore quotidiane: amministratori e residenti dovranno quindi organizzare le fasce di accensione, soprattutto negli edifici dotati di impianti centralizzati.

Il limite dei 19 gradi riguarda gli ambienti degli edifici. Nella vita quotidiana la differenza rispetto alle stagioni precedenti potrà sembrare minima, ma su larga scala incide sui consumi e sulla spesa energetica. La misura punta a contenere l’utilizzo degli impianti, anche se il risultato concreto dipenderà dall’isolamento degli immobili, dalla manutenzione delle caldaie e dalla capacità dei condomini di distribuire il calore nelle ore più utili.

Negli uffici e nelle attività produttive la questione diventa anche organizzativa. Gli orari di apertura, i turni e la presenza del personale dovranno convivere con il tetto giornaliero, mentre per i locali industriali e artigianali il riferimento sarà una temperatura massima di 17 gradi. L’ordinanza, per come è stata riportata, distingue quindi tra comfort negli edifici civili e contenimento dei consumi nei luoghi di lavoro.

La riduzione delle temperature non è soltanto una scelta tecnica. È una decisione che entra direttamente nelle case, nei bilanci familiari e nella gestione degli spazi comuni. Per chi vive in un appartamento ben isolato può significare una modifica limitata delle abitudini; per chi abita in immobili vecchi, umidi o con impianti poco efficienti, anche un grado in meno può essere percepito in modo molto diverso.

Resta inoltre il tema dei controlli e dell’applicazione concreta delle regole. L’efficacia dell’ordinanza dipenderà dalla comunicazione ai residenti, dal lavoro degli amministratori di condominio e dalla possibilità di verificare il rispetto dei limiti senza creare confusione tra obblighi, impostazioni degli impianti e condizioni reali degli edifici.

Il calendario, intanto, è definito: accensione dal 15 novembre e spegnimento l’8 aprile, con un massimo di 11 ore quotidiane e temperature fissate a 19 gradi negli edifici e 17 in quelli industriali e artigianali. La domanda, ora, è se questa stretta produrrà davvero risparmi senza scaricare i costi organizzativi e il disagio soprattutto sui residenti degli immobili più fragili.

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