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Atac, 4 milioni di chilometri persi: a Roma il bus si ferma così

Atac, 4 milioni di chilometri persi: a Roma il bus si ferma così

Quattro milioni di chilometri di corse saltati in superficie non sono soltanto una cifra: sono fermate senza autobus, attese più lunghe e quartieri collegati peggio. A Roma il problema non ha una sola causa, ma il risultato per chi viaggia è sempre lo stesso: il servizio si interrompe o rallenta.

Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, nel 2026 Atac ha perso circa 4 milioni di chilometri di percorrenza per effetto di incidenti, auto in doppia fila e manifestazioni. A queste difficoltà sulla strada si aggiunge un dato interno rilevante: il tasso di assenteismo indicato è del 12,7 per cento.

La doppia fila è il simbolo più visibile di una crisi quotidiana. Un’auto lasciata in carreggiata può costringere un autobus a fermarsi, deviare o attendere l’intervento della polizia locale. Il problema diventa ancora più pesante sulle strade strette, nei pressi di scuole, mercati, stazioni e assi commerciali dove il traffico è già intenso.

Gli incidenti producono un effetto a catena: non si blocca soltanto la linea coinvolta, ma spesso anche quelle che percorrono lo stesso corridoio. Le manifestazioni, invece, sono un fattore diverso: rappresentano un diritto da tutelare, ma richiedono una pianificazione capace di ridurre l’impatto sulla mobilità. Il punto, in fondo, è semplice: “un autobus fermo non è solo un disagio, è un servizio pubblico che in quel momento non sta funzionando”.

Il dato sull’assenteismo apre un secondo fronte, che non può essere confuso con i problemi del traffico. Se incidenti e doppie file dipendono soprattutto dalla gestione dello spazio stradale, le assenze chiamano in causa l’organizzazione aziendale, la programmazione dei turni e la disponibilità effettiva degli autisti. Senza dati disaggregati, però, non è possibile stabilire quanto ciascun fattore incida sui chilometri persi.

I numeri della crisi delle corse Atac

Il dato principale è quello dei 4 milioni di chilometri di corse in superficie non effettuati nel 2026, secondo la fonte citata. Le cause indicate sono tre: incidenti, doppie file e cortei o manifestazioni. Il 12,7 per cento è invece il tasso di assenteismo riportato per il personale e rappresenta una criticità distinta, da analizzare senza trasformarla automaticamente nella spiegazione dell’intera perdita di servizio.

Per capire dove intervenire servirebbe pubblicare con regolarità una mappa delle interruzioni: linee coinvolte, ore perse, durata dei blocchi e motivo dell’evento. Solo così cittadini e amministratori potrebbero distinguere i guasti strutturali dagli episodi occasionali e verificare se le misure adottate producono risultati.

Le risposte possibili sono note, ma vanno applicate con continuità: più controlli contro la doppia fila nei punti sensibili, rimozioni rapide dopo gli incidenti, corsie preferenziali realmente protette e un coordinamento preventivo tra Atac, polizia locale e organizzatori delle manifestazioni. Sul piano interno servono invece dati trasparenti sull’assenteismo e una programmazione dei turni in grado di garantire il servizio senza scaricare ogni emergenza sui passeggeri.

Roma non può considerare normale che il bus perda milioni di chilometri perché la strada è occupata, incidentata o semplicemente non organizzata per sostenere il trasporto pubblico. La domanda è se la città voglia continuare a gestire ogni blocco come un’emergenza separata oppure affrontare finalmente il problema come una crisi unica della mobilità.

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