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Malattie respiratorie, non sempre serve andare al Pronto Soccorso: i consigli dell’esperto

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Malattie respiratorie, non sempre serve andare al Pronto Soccorso: i consigli dell’esperto

Malattie respiratorie, il presidente del Simeu: «In molte strutture di emergenza anche 70-80 pazienti (molti anziani) ammassati, in attesa del posto letto in reparto. In alcuni casi postazioni per l’ossigeno esaurite». Dal 18 al 24 dicembre più di un milione di casi di sindrome simil-influenzale (Iss). Ancora in tempo per vaccinarsi

In questi giorni come ogni inverno, complice anche il periodo natalizio in cui s’intensificano incontri e momenti di convivialità, sono in aumento i casi di influenza, Covid e altre sindromi parainfluenzali. C’è di più: quest’anno, nella settimana dal 18 al 24 dicembre – come rilevano i dati del bollettino epidemiologico RespiVirNet, sistema di sorveglianza integrata dei virus respiratori curato dall’Istituto Superiore di Sanità – «la curva epidemica delle sindromi simil-influenzali mostra un valore dell’incidenza mai raggiunto nelle stagioni precedenti».

Tanti si recano al Pronto Soccorso o perché hanno seri disturbi respiratori o anche perché non trovano il medico di famiglia, essendo chiusi
gli ambulatori in questi giorni festivi. In molti ospedali le strutture di emergenza urgenza sono sotto pressione, con pazienti anche anziani che rimangono giorni sulle barelle in attesa di un posto letto in reparto. Ma in caso di influenza o Covid è davvero necessario (e in quali casi) andare al Pronto Soccorso? A chi rivolgersi, invece, se il medico di famiglia non c’è?

Che i Pronto Soccorso potessero “esplodere” dopo Natale, col picco dell’influenza (atteso in questi giorni) e l’aumento dei virus respiratori in circolazione, si sapeva già da tempo. «Viene chiamata “emergenza inverno” ma in modo del tutto inappropriato, perché non può essere “emergenza” una fase epidemiologica che ci aspettiamo tutti gli anni, e sappiamo che arriverà – sottolinea il dottor Fabio De Iaco, presidente della Società italiana medicina di emergenza urgenza (Simeu) –. Può sembrare quasi banale ripeterlo ogni anno ma non lo è affatto quando ti trovi in Pronto soccorso con 60,70, 80 pazienti ammassati, un paio di medici che li devono assistere e un numero di infermieri esiguo rispetto al bisogno – chiosa De Iaco –.

In molti ospedali si registrano problemi ormai noti da anni, come “boarding” (pazienti che rimangono al Pronto soccorso in attesa di ricovero in reparto ndr), barelle non sufficienti, in alcuni casi succede anche che il numero di postazioni con erogazione dell’ossigeno nei Pronto soccorso si esaurisca perché in questo periodo aumentano i pazienti con patologie respiratorie. Altro problema del sovraffollamento – continua il presidente Simeu – è che l’elevata densità di popolazione negli stessi spazi fa aumentare la possibilità (pericolosa) di una sovrapposizione di più virus in persone già fragilia causa di patologie preesistenti. Sarebbe utile smettere di parlare di “emergenza inverno” e, col concorso di tutti, programmare in tempo risorse e procedure superando la logica delle prestazioni aggiuntive e dell’impegno eccezionale del singolo medico e infermiere» auspica De Iaco.

Nel caso si abbia una “brutta” influenza o il Covid, occorre oppure no andare al Pronto Soccorso? «La particolarità di questa fase epidemiologica è che molti pazienti che arrivano in Pronto Soccorso sono anziani o comunque persone “fragili” a causa di altre patologie, quindi non possiamo dimetterli e farli tornare a casa – spiega il presidente Simeu –. Devono essere ricoverati in reparto ma spesso non si trova il posto letto e, per far fronte all’emergenza, molti ospedali stanno attivando i piani per la gestione del sovraffollamento in Pronto soccorso: in generale, però, non prevedono un incremento di posti letto (o, comunque, si tratta di un aumento contenuto, 5-6 unità in più, rispetto al fabbisogno di decine di posti letto) ma, di fatto, si attua la riconversione temporanea di posti letto (di solito dell’area chirurgica) a favore dell’area medica».

Accade anche di rivolgersi al Pronto Soccorso quando non è necessario, come riferisce il dottor De Iaco: «C’è un discreto numero di pazienti che arriva in Pronto Soccorso con febbre e mal di gola perché non trovano il dottore che li visita, come è capitato spesso in questi giorni festivi in cui l’ambulatorio del medico di famiglia è chiuso o non è disponibile la guardia medica territoriale». Consigli? «Se si tratta di una persona “normale” che non ha patologie importanti – per esempio di carattere cardiologico o pneumologico- e ha la febbre a 38-39, tosse e raffreddore, può curarsi a casa consultando anche solo telefonicamente il medico e assumendo correttamente gli antipiretici (col dosaggio giusto e con regolarità, ogni 7-8 ore) – suggerisce il presidente Simeu –. In questi casi non serve andare in Pronto Soccorso dove aumenta la possibilità di infettare se stessi o gli altri, e si contribuisce solo ad aumentare la confusione in queste strutture di emergenza e il carico di lavoro degli operatori che devono occuparsi di emergenze e urgenze».

Stesso consiglio per chi ha il Covid. «Non è affatto necessario che si vada in ospedale, a meno che non si abbiano problemi respiratori che potrebbero richiedere la necessità di ossigeno» dice il dottor De Iaco. Va ricordato che, in generale, nel trattamento di influenza, Covid e altre forme virali,
gli antibiotici non vanno presi, a meno che non li prescriva il medico.

Gli ambulatori dei medici di famiglia sono chiusi nei giorni festivi e prefestivi, quindi anche a Capodanno. Che si abbiano problemi di salute dovuti a influenza o Covid o altri disturbi o un malore improvviso, ci si può rivolgere al Servizio di continuità assistenziale (ex guardia medica), che fornisce prestazioni mediche non urgenti ma neppure rinviabili (anche nei giorni feriali durante la notte, dalle 20 alle 8).Come sempre, in situazioni di emergenza e urgenza va chiamato il 118 (o 112 laddove è attivo) oppure recarsi (o farsi accompagnare) direttamente al Pronto soccorso.

Secondo i dati del sistema di sorveglianza RespiVirNet , aggiornati al 29 dicembre, nella settimana dal 18 al 24 dicembre è salito ancora il numero di casi di sindromi simili-influenzali, con un’incidenza pari a 17,2 casi per mille assistiti (15,6 nella settimana precedente). Nella settimana monitorata «i casi stimati di sindrome simil-influenzale, rapportati all’intera popolazione italiana sono circa 1.013.000». Si fa ancora in tempo a fare il vaccino antinfluenzale e quello anti-Covid? «Sono diversi gli agenti patogeni che concorrono all’aumento delle sindromi simil-influenzali cui assistiamo anche questa settimana.

Tra questi, si trova il SARS-CoV-2 che ormai si è insediato stabilmente tra noi e che circola a livelli sostenuti con il virus influenzale, così come il virus respiratorio sinciziale responsabile di bronchioliti nei bambini più piccoli – dice Anna Teresa Palamara, direttore del Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità –. E questo conferma l’importanza della vaccinazione soprattutto per le persone anziane, con malattie croniche o comunque fragili. Raccomandiamo anche una sana prudenza da osservare soprattutto se si hanno sintomi respiratori e se si è in presenza di bambini molto piccoli, persone anziane o con fragilità».

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Botte alla Sapienza tra studenti per Palestina e polizia, 2 gli arresti

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Studenti della Sapienza Caricati dalla Polizia

Un numero di studenti dell’università la Sapienza di Roma, che erano in corteo per la Palestina, sono stati fermati dalla polizia su viale Regina Elena. Quest’ultimo evento si è svolto al di fuori dell’istituzione universitaria.

Studenti Arrestati Durante Corteo

Gli studenti carichi della Sapienza sono stati trattenuti dalla polizia fuori dall’istituzione mentre era in corso un corteo per la Palestina. Durante l’evento, due studenti sono stati fermati e portati al commissariato. Entrambi sono stati arrestati, uno per danneggiamento aggravato e l’altro per resistenza aggravata. Entrambi saranno processati per direttissima domani mattina a piazzale Clodio.

Spostamento degli Studenti Learn Verano

Successive alle cariche, gli studenti si sono spostati a Piazzale del Verano, in attesa che i colleghi arrestati lascino il commissariato. Durante questo tempo, la polizia era in assetto antisommossa.

Dichiaraioni degli Studenti sulla Carica della Polizia

“Dopo la carica, la polizia ha fermato due dei nostri compagni e ci ha impedito di raggiungere la questura – dicono gli studenti presenti durante l’incidente. Anche se il Senato ha condannato il massacro e chiesto il cessate il fuoco, lo consideriamo solo un tentativo di pulirsi la coscienza. Le loro risposte alle nostre richieste sono vergognose, così come le cariche della polizia.”

Richieste di Dimissioni e Nuovamente Blindate dal Senato Accademico

“La risposta della Sapienza alla nostra mobilitazione è stata nuovamente un Senato Accademico blindato e la celere – dicono gli studenti della Fgc. L’università è disposta a caricare i suoi studenti piuttosto che ascoltare le istanze di migliaia tra studenti, ricercatori e professori. Chiediamo che la rettrice si assuma le sue responsabilità: dimissioni immediate!”

Continuano le Tensioni alla Sapienza

Tuttavia, continua l’occupazione della Sapienza da parte degli studenti pro Palestina. Nel tentativo di fare fronte agli eventi, gli studenti avevano annunciato la mobilitazione in linea con la riunione del Senato Accademico, chiedendo di prendere una posizione contro il genocidio in Palestina. Questa mattina, due studenti si sono incatenate all’ufficio del Rettorato per richiedere “la fine degli accordi dell’università con Israele e le dimissioni della Rettore Polimeni dalla fondazione Med Or”.

Risposta della Sapienza alle Manifestazioni

Nel pomeriggio, il Senato Accademico dell’università la Sapienza ha rifiutato di sospendere gli accordi di ricerca con gli enti di ricerca israeliani, anche se ha condannato l’escalation militare in Palestina. Le giustificazioni fornite indicavano che l’istituzione respinge l’idea che il boicottaggio della collaborazione scientifica internazionale, la rinuncia alla libertà d’insegnamento e di ricerca, possano favorire la pace e il rispetto della dignità umana.

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Il pensiero dominante. Il New York Times sconsiglia ai giornalisti termini ‘genocidio’ e ‘Palestina’

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Direttive del New York Times ai suoi giornalisti

Il famoso quotidiano statunitense, New York Times, ha recentemente avuto delle indicazioni specifiche per i suoi giornalisti riguardo l’uso di alcuni termini. Secondo quanto riportato da The Intercept, la webzine ha visionato una nota interna in cui si invitano i redattori a limitare l’uso dei termini “genocidio” e “pulizia etnica”. Inoltre, si suggerisce di evitare l’espressione “territorio occupato”.

Sfumature linguistiche nel contesto palestinese

Specifiche indicazioni riguardano anche il termine “Palestina”, che dovrebbe essere utilizzato “tranne in casi molto rari”. Si consiglia anche di evitare il termine “campi profughi” per descrivere le aree di Gaza storicamente abitate da palestinesi sfollati da altre zone della striscia o di Israele, aree riconosciute dalle Nazioni Unite.

Sospetti di una posizione filo-israeliana

L’autrice della nota interna, Susan Wessling (Standards editor), Philip Pan (International editor) e i loro vice, hanno spiegato che queste direttive offrono indicazioni su alcuni termini e altre questioni emerse dall’inizio del conflitto in ottobre. Il documento, secondo quanto riferito dal quotidiano, è un prontuario redatto per garantire l’obiettività e l’imparzialità dei giornalisti. Tuttavia, alcuni redattori del Times, sarebbero del parere che ciò riveli una posizione filo-israeliana del giornale.

La frequente aggiornamento della guida

Il Times ha distribuito per la prima volta questa guida ai suoi giornalisti a novembre e da allora viene regolarmente aggiornata. Charlie Stadtlander, portavoce del NY Times, ha rivendicato questa prassi editoriale affermando che l’emanazione di una guida come questa per garantire l’accuratezza, la coerenza e le sfumature nel modo in cui copriamo le notizie è una pratica standard. In tutti i loro servizi, tentano di garantire che le scelte linguistiche siano sensibili, attuali e chiare per il loro pubblico.

Fonte dell’articolo

Informazioni dettagliate su queste direttive del New York Times sono state rese publiche grazie all’articolo “Il New York Times chiede ai giornalisti di evitare i termini ‘genocidio’ e ‘Palestina’”: la nota interna svelata da The Intercept pubblicato su Il Fatto Quotidiano.

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Roma, Per colpa delle guerra, aumentano le misure di sicurezza

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Reazioni del prefetto di Roma dopo l’attacco dell’Iran

Il prefetto di Roma ha rilasciato una dichiarazione in seguito all’attacco dell’Iran ad Israele, sottolineando che “l’attenzione e le misure di sicurezza sono alte”. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza si è incontrato in prefettura per discutere la situazione.

Roma in allerta

La capitale italiana è in stato di allerta dopo l’attacco iraniano ad Israele avvenuto la sera del 13 aprile con l’uso di droni e missili, che ha provocato esplosioni a Gerusalemme e in altre città. Il prefetto di Roma, Lamberto Giannini, ha dichiarato durante il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza che: “Stiamo lavorando per fare bene, per garantire la sicurezza e la percezione di sicurezza”.

Alto livello di attenzione

Giannini ha ribadito l’importanza delle misure di sicurezza nella capitale, sottolineando che sono “già molto alte”. Ha poi aggiunto che c’è un costante scambio informativo e di impressioni con la comunità ebraica. I servizi di sicurezza sono stati rafforzati ancora di più nel contesto dell’attuale crisi internazionale.

Focus sui “luoghi sensibili”

Particolare attenzione da parte delle forze dell’ordine è rivolta ai cosiddetti “luoghi sensibili”, ossia i centri religiosi e culturali, l’area attorno a San Pietro, la Grande Moschea, la Sinagoga, il centro storico con il Colosseo e i Fori Imperiali, ma anche strade, piazze, nodi ferroviari e metropolitani, e gli aeroporti.

Allerta terrorismo a Roma dopo l’attentato a Mosca

Il Viminale ha incrementato le misure di sicurezza a Roma dopo l’attacco dell’Isis a Mosca al Crocus City Hall, che ha causato 133 vittime, tra cui tre bambini, e 152 feriti. In Italia, gli obiettivi sensibili sono circa 28mila, tra i quali 205 sono associati ad Israele, per lo più sedi diplomatiche o centri religiosi.

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Roma Tor Sapienza, Tre persone intossicate ricoverate in ospedale. Video

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Incendio su un autobus a Tor Sapienza

Un episodio inquietante è avvenuto a Tor Sapienza, dove un autobus della compagnia Roma Tpl è andato a fuoco. Dall’incendio si è sviluppato un denso fumo nero che ha causato l’intossicazione di tre uomini, che sono stati successivamente condotti in ospedale per cure mediche.

Date sull’evento

L’accaduto è avvenuto in via di Tor Sapienza, a Roma. Il veicolo che ha preso fuoco era un bus della linea 314 di Roma Tpl, collegante Largo Preneste e Rotello. Questo tragico evento si è verificato nella tarda mattinata di domenica, 14 aprile, all’incrocio con via Luigi Alemanni, nella zona est della capitale. Inoltre, l’incendio ha coinvolto anche un’auto parcheggiata ed alcuni alberi nelle vicinanze del luogo del rogo.

Situazione delle vittime

Tre uomini sono stati intossicati dal fumo che si è sprigionato dal rogo. Sono stati condotti in diversi ospedali: due al Policlinico Umberto I e uno all’ospedale Vannini, entrambi in codice giallo. Diversi video dell’autobus in fiamme sono stati postati dai cittadini sui social network.

Conseguenze dell’incendio

L’incendio ha causato dorsi disagi alla circolazione stradale. In seguito alla segnalazione, i vigili del fuoco sono intervenuti tempestivamente per domare le fiamme. L’area è stata poi messa in sicurezza e chiusa al traffico fino al completamento delle operazioni di spegnimento del rogo.

Riapertura della via

Dopo il brillante intervento dei vigili del fuoco, le forze dell’ordine hanno gestito la situazione, riaprendo la via di Tor Sapienza, nel tratto compreso tra via Luigi Alemanni e Viale Filippo de Pisis.

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Roma, il 60% delle autovetture ha oltre di dieci anni

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Lo studio condotto dalla Fondazione Caracciolo, il Centro studi della Federazione ACI, sulla mobilità automobilistica a Roma, offre uno sguardo rivelatore sulla situazione del parco auto nella capitale.

Una delle principali conclusioni emerse è che il parco circolante è in costante aumento e sempre più datato. Circa il 60% dei veicoli ha più di 10 anni di età, e il 20% ha addirittura più di 20 anni. Ciò significa che una parte significativa delle automobili in circolazione è obsoleta e potrebbe essere meno sicura e più inquinante.

Particolarmente preoccupante è il dato relativo agli incidenti stradali: più di 13.000 all’anno, che corrispondono a una media di 35 al giorno o 1,5 ogni ora. Questo rappresenta quasi l’8% del totale nazionale e equivale alla somma degli incidenti verificatisi a Milano, Genova e Bari. È chiaro che l’incidentalità stradale è un problema serio e diffuso nella capitale.

L’auto svolge un ruolo centrale negli spostamenti dei romani, con il 77% dei partecipanti all’indagine che dichiara di utilizzare l’auto privata. Tuttavia, si nota una disparità nella distribuzione dei veicoli di ultima generazione: sono concentrati nei municipi con redditi familiari e individuali più alti, mentre quelli più vecchi sono più comuni nei municipi meno abbienti.

Dal punto di vista ambientale, la sostituzione delle auto più vecchie con veicoli euro 6 porterebbe a una significativa riduzione delle emissioni inquinanti. Si stima che il particolato diminuirebbe complessivamente del 70% e gli ossidi di azoto del 56%. Eliminare i veicoli più vetusti comporterebbe una riduzione ancora maggiore delle emissioni.

Il presidente dell’Automobile Club Roma, Giuseppina Fusco, ha sottolineato l’importanza di adottare una strategia che promuova l’uso di alternative alla guida privata, in particolare il trasporto pubblico, insieme a misure per incentivare la sostituzione dei veicoli più vecchi. Questo potrebbe contribuire a ridurre l’incidentalità stradale e le emissioni inquinanti, migliorando complessivamente la qualità della vita nella capitale.

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Roma, Donna aggredita in metro a 8° mese di Gravidanza. Ma i Rom che valore danno alla città?

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Brutale attacco a donna incinta su metro di Roma: Sospetti per il racket di scippo

Cronaca Roma– In una scioccante serie di eventi, i passeggeri della metro B di Roma sono stati testimoni di un aspro attacco a una donna incinta che tentava di difendersi. La vittima, attaccata con calci e pugni, è stata poi lasciata a terra, i suoi assalitori si ritiene risiedano nel campo Rom di Castel Romano. Seguendo le informazioni pervenute, gli agenti sono riusciti a identificare tre sospetti, in relazione a un probabile racket di scippo nelle stazioni della metropolitana. La testimonianza della vittima e un video virale, pubblicato sulla pagina “Welcome to Favelas”, hanno avuto un ruolo decisivo nella loro identificazione.

“Sono incinta, non voglio più rubare”

La vittima del pestaggio, una borseggiatrice Rom che ha dichiarato di non voler più rubare a causa della gravidanza, è stata gravemente ferita e terrorizzata. Questo incidente ha scatenato un’ondata di paura tra i pendolari.

Condizioni della vittima

La donna, di origine croata e di 39 anni, è stata ricoverata all’ospedale a seguito dell’assalto violento. Maria Secic è attualmente in condizioni critiche al Policlinico Umberto I. Il parto è stato indotto poche ore dopo il suo ricovero, e fortunatamente il bambino sta bene. Maria, tuttavia, meno. Ha subito diverse fratture in tutto il corpo, inclusa la faccia, e sarà presto sottoposta a un intervento chirurgico. Le autorità temono che potrebbe essere costretta dai suoi parenti o conoscenti a ritirare la sua testimonianza.

Gli aggressori

Gli organi di sicurezza sono attivamente alla ricerca degli assalitori. Questa aggressione nella stazione di Termini potrebbe rivelare ulteriori dettagli riguardanti un possibile racket di borseggio gestito da uomini Rom. In molte occasioni, le donne vengono usate in queste operazioni poiché tendono a sfuggire alla sorveglianza e raramente finiscono in prigione. Maria Secic ha rivelato di essere stata attaccata perché le era stato riferito che il suo “guadagno” non era sufficiente, menzionando i tre assalitori come organizzatori dell’attività del racket di scippo. L’intera operazione è ora al centro di un conflitto riguardante le zone e i turni di “lavoro” tra latini e Rom, come dimostrato dagli eventi recenti che coinvolgono un colombiano e un venezuelano. Fonte

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Terremoto di grado 4.8 a New York: grattacieli tremano dopo potente boato

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Terremoto di Magnitudo 4,8 Colpisce l’Area di New York

Un terremoto di magnitudo 4,8 ha scosso l’area di Lebanon, in New Jersey. L’evento sismico è stato avvertito in varie parti del paese, tra cui New York, Philadelphia e Boston. L’area è densamente popolata, con un totale di 42 milioni di residenti.

Dettagli del Terremoto

Il terremoto di magnitudo 4,8 ha avuto un impatto significativo sulla regione metropolitana di New York City, scuotendo edifici e creando un certo grado di panico tra la popolazione. L’epicentro del terremoto si è verificato a Lebanon, nel New Jersey, a circa 70 km ad ovest di New York. Secondo le testimonianze, la scossa è durata circa 30 secondi ed è stata rilevata alle 10:20 del mattino (ora locale).

Essendo un fenomeno inusuale per la città, molti abitanti di New York City sono stati sorpresi. Tuttavia, la scossa è stata avvertita anche a Boston, Baltimora e Philadelphia, regioni che insieme ospitano più di 42 milioni di persone.

Risposta all’Emergenza

La scossa ha portato a una breve interruzione dei lavori del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, riunito per discutere sulla situazione in Medio Oriente. La Casa Bianca ha informato il presidente Joe Biden, e il governatore di New York Kathy Hochul ha comunicato tramite Twitter che il suo team sta valutando gli eventuali danni.

Il portavoce del sindaco Eric Adams, Fabien Levy, ha scritto su Twitter che, sebbene non ci siano notizie di impatti significativi, stanno ancora valutando l’impatto del terremoto.

Reazioni dei Residenti

Gli studenti di molte scuole sono stati temporaneamente fatti uscire dalle aule per motivi di sicurezza, e alcuni residenti di Brooklyn hanno riferito di aver avvertito un boato e sentito tremare il loro edificio. Un residente dell’East Village di Manhattan, originario della California, ha cercato di rassicurare i vicini in preda al panico.

Storia dei Terremoti a New York

Il 23 agosto 2011, un terremoto di magnitudo 5,8 ha scosso la costa est del Nord America, dalla Georgia al Canada. Un altro terremoto di magnitudo 2,2 ha colpito le parti di New York e del New Jersey nel maggio dello scorso anno. Il terremoto più potente registrato a New York risale al 1884, quando un terremoto di magnitudo 5,2 fece tremare Coney Island.

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Stadio della Roma, Marcello De Vito condannato a oltre 8 anni, Luca Parnasi a 2. 9 condanne totali

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Uno sguardo all’inchiesta sullo Stadio della Roma

L’inchiesta legata allo Stadio della Roma a Tor di Valle ha portato a 9 condanne in primo grado e 12 assoluzioni. Tra coloro che sono stati condannati, figurano nomi come Marcello De Vito e Luca Parnasi.

Dettagli sull’inchiesta e le condanne

L’indagine sullo Stadio della Roma, che avrebbe dovuto essere costruito a Tor di Valle, ha portato a nove condanne in primo grado e dodici assoluzioni. Tra i condannati figura Marcello De Vito, con una pena di 8 anni e 8 mesi, e Luca Parnasi, colpito da una condanna di 2 anni. Nel tardo pomeriggio di venerdì 5 aprile, è stata pronunciata la sentenza. In totale, vi erano 22 imputati nel processo, accusati di diverse accuse tra cui corruzione e traffico di influenze illecite. La Procura di Roma aveva richiesto condanne per un totale di 100 anni di carcere nell’ottobre 2023.

Chi sono i 9 condannati nel maxi processo per lo Stadio della Roma?

Nel quadro delle nove condanne in primo grado per lo Stadio della Roma, sono stati incriminati Marcello De Vito e Luca Parnasi. Gli altri imputati sono Camillo Mezzacapo è stato condannato a 9 anni, Andrea Manzoni a 8 anni, Gianluca Bardelli ha ricevuto 6 anni e 2 mesi; Luca Lanzalone ha ottenuto 3 anni, Giulio Centemero sta guardando un anno con pena sospesa, un anno e 10 mesi a Adriano Palozzi, un anno e 6 mesi a Giuseppe Statuto. La cifra di circa 230mila euro dovranno essere versate al Comune di Roma da De Vito e Mezzacapo.

Chi sono stati assolti dal maxi processo?

Tra gli assolti figurano: Davide Bordoni, Michele Civita ex assessore regionale Pd, Fabio Serini, Francesco Prosperetti, Gianluca Talone, Domenico Petrolo, Fortunato Pititto, Claudio Santini, Giampaolo Gola, Paolo Desideri, Vanessa Adabire Aznar, Zabor Zaffiri. Grazie alle indagini condotte dai carabinieri del Comando provinciale di Roma, il processo è stato possibile.

Inchiesta stadio della Roma: un confronto colorito

“Abbiamo combattuto una grande battaglia durante il processo. Gran parte delle questioni che abbiamo sollevato sono state riconosciute”, afferma Emilio Ricci, avvocato di Parnasi. “Ci è stata riconosciuta l’attenuante della collaborazione, così come altre generiche. Siamo contenti anche per la derubricazione da corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione.”

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Mondo

Presentatrice si fa il segno della croce durante diretta di terremoto a New York

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Il recente terremoto ha destato scalpore tra i presentatori di MLB Central, il rinomato canale dedicato al baseball. Mentre erano in diretta, alle 16:20 ora italiana, la scossa di terremoto di magnitudo 4,7 ha suscitato una reazione mista di incredulità e nervosismo tra i presentatori.

Magnitudo 4,7 – Il terremoto che ha scosso New York

L’incredulità è stata la prima reazione allo straordinario evento. La maggior parte del team di MLB Central ha risposto con stupore alla notizia. Alcuni di loro, tra coloro che erano in onda in quel momento, hanno scherzato sul fatto che stavano presentando una notizia “seria”, non riuscendo a credere che un terremoto potesse colpire New York.

Reazioni sulla diretta di MLB Central

Nonostante il senso di incredulità, c’è stata una rapida risposta da parte della presentatrice che, prontamente, si è fatta il segno della croce. Una reazione che ha sottolineato la gravità della situazione, ma anche la speranza per la sicurezza di tutti.

Questo evento imprevisto ha ulteriormente evidenziato l’importanza della preparazione e della prontezza nel mondo del broadcasting. La reazione dello staff di MLB Central, seppur inaspettata, dimostra il loro impegno nell’informare il pubblico delle ultime notizie, indipendentemente dal grado di sorpresa o gravità delle stesse.

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Metro A previste nuove chiusure

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La metro A continua la sua trasformazione, per questo sono previsti nuovi interventi e nuove chiusure.
Resta aggiornato sul calendario delle chiusure:

Dall’8 aprile al 5 dicembre chiusura anticipata su tutta la linea A per il completamento dei lavori di rinnovo dei binari nella tratta Ottaviano-Battistini:
Dalla Domenica al Giovedì ultime corse alle 21:00
Il Venerdì e il Sabato il servizio è regolare fino alle 01:30
Attivi 76 bus sostitutivi durante le chiusure serali.

Dall’8 aprile al 30 giugno chiusura della stazione Vittorio Emanuele per la manutenzione speciale di tutti gli impianti scale mobili della stazione.
Dal 15 luglio al 3 ottobre chiusura della stazione Spagna per lavori di rinnovo e restyling
Dal 22 luglio al 9 settembre chiusura della stazione Ottaviano per lavori di rinnovo e restyling.

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