Quarantatré anni dopo, una domanda torna davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta: chi era l’“Alessandro” che avrebbe citofonato a Mirella Gregori poco prima della sua scomparsa? La convocazione di un ex deejay del Piper riapre una pista, ma non offre ancora una risposta.
Secondo quanto riportato da Fanpage Roma, l’uomo sarà ascoltato il 5 novembre. Si tratta dell’ex fidanzato di una vicina di casa di Mirella, la quindicenne scomparsa a Roma nel 1983. Gli investigatori vogliono verificare se possa essere lui la persona indicata con quel nome nella testimonianza relativa all’ultimo incontro della ragazza.
Il passaggio è delicato perché si muove sul confine tra un ricordo rimasto irrisolto e una possibile verifica concreta. L’identità dell’“Alessandro” non è un dettaglio secondario: può aiutare a ricostruire le ore precedenti alla scomparsa di Mirella, ma soltanto se il ricordo, le circostanze e gli elementi raccolti troveranno riscontri.
La convocazione, però, non equivale a un’accusa. La regola dovrebbe essere semplice: «una convocazione non è una prova». L’ex deejay dovrà essere ascoltato senza essere trasformato, prima ancora delle sue dichiarazioni, nel protagonista di una responsabilità che allo stato dei fatti resta da verificare.
È questo il nodo che riguarda anche il modo in cui il caso Orlandi-Gregori viene raccontato. Le due vicende sono spesso accostate nell’opinione pubblica e nelle ricostruzioni investigative, ma un collegamento dimostrato non può essere dato per scontato. Esistono testimonianze, piste e interrogativi; altra cosa sono i fatti documentati e gli eventuali riscontri.
Cosa sappiamo dell’“Alessandro” e cosa resta da verificare
Il dato oggi disponibile è la convocazione in commissione di un uomo che, per il rapporto avuto con una persona vicina alla famiglia Gregori, potrebbe essere collegato alla figura dell’“Alessandro” citata nella testimonianza. Sarà l’audizione a chiarire se conoscesse Mirella, se si trovasse effettivamente nei luoghi e nei tempi indicati e se abbia elementi utili per ricostruire quella giornata.
Restano invece da verificare l’identità certa dell’uomo al citofono, la precisione dei ricordi maturati a distanza di decenni e l’eventuale presenza di riscontri indipendenti. Una nuova istruttoria può avere valore proprio per questo: non perché garantisca una svolta immediata, ma perché consente di rimettere ordine tra testimonianze, ipotesi e documenti.
Per la famiglia di Mirella ogni passaggio può rappresentare una possibilità di avvicinarsi alla verità, ma anche una nuova attesa. La responsabilità delle istituzioni e dell’informazione è non confondere il bisogno di una risposta con la certezza di averla già trovata. Dopo tanto tempo, la domanda non è soltanto chi fosse l’“Alessandro”, ma se il sistema sia finalmente in grado di distinguere una pista da una soluzione.
